{"id":95,"date":"2010-06-08T09:07:37","date_gmt":"2010-06-08T07:07:37","guid":{"rendered":"https:\/\/lircocervo.it\/?p=95"},"modified":"2010-06-14T15:04:47","modified_gmt":"2010-06-14T13:04:47","slug":"friedrich-durrenmatt-la-morte-di-socrate-milano-marcos-y-marcos-2002-spunto-per-una-riflessione-sul-tema-della-giustizia-di-enrica-cozza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lircocervo.it\/?p=95","title":{"rendered":"FRIEDRICH D\u00dcRRENMATT, LA MORTE DI SOCRATE, MILANO, MARCOS Y MARCOS, 2002. <br \/>Spunto per una riflessione sul tema della giustizia. <br \/><span style=\"font-weight:normal;\"> di Enrica Cozza<\/span>"},"content":{"rendered":"<table class=\"news\" width=\"100%\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tr>\n<td width=\"70\" align=\"left\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"img_articoli\/ico_pdf.png\" width=\"35\" height=\"35\" \/><\/td>\n<td align=\"left\"><a href=\"pdf\/2002\/dottrina\/2002_01_05.pdf\" target=\"_blank\" >Scarica l&#8217;articolo &gt;<\/a> <\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La recente traduzione italiana del breve, ma divertente e provocatorio racconto di Friedrich D&uuml;rrenmatt Der Tod des Sokrates, (pubblicato per il lettore di lingua tedesca dal Diogenes Verlag nel 1991, mentre per il meno fortunato lettore italiano solo nell&#8217;aprile di quest&#8217;anno dalla milanese Marcos y Marcos), offre l&#8217;occasione al giurista e al filosofo del diritto per un confronto stimolante e proficuo con uno degli autori svizzeri pi&ugrave; significativi del secondo dopoguerra, in particolare sul tema problematico della giustizia.<br \/>\n  Con malizia provocatoria ed in appena una trentina di pagine D&uuml;rrenmatt propone una versione &quot;inedita&quot; degli accadimenti che condussero alla morte del grande pensatore greco, attribuendo ruoli inaspettati al filosofo Platone, al commediografo Aristofane e persino alla moglie di Socrate, Santippe, la quale, nell&#8217;epitaffio (pp. 53-61) da lei pronunciato in onore del defunto marito, sembra indicare unter anderem la chiave di lettura dell&#8217;intero racconto.<br \/>\n  La versione parodica della morte di Socrate, solitamente tramandata come tragica, e gli aspetti paradossali con cui D&uuml;rrenmatt connota i propri personaggi possono essere considerati infatti, sulla base del ricordato elogio funebre, come un &quot;controcanto&quot; rapsodico dell&#8217;autore all&#8217;atteggiamento conformista ed acritico proprio del lettore contemporaneo, e pi&ugrave; in generale dell&#8217;uomo moderno.<br \/>\n  Per D&uuml;rrenmatt, autore non solo di romanzi e racconti, ma anche e principalmente di drammi, &quot;die Dramatik kann den Zuschauer &uuml;berlisten, sich der Wirklichkeit auszusetzten, aber nicht zwingen ihr standzuhalten oder sie gar zu bew&auml;ltigen&quot; e questo sembra essere appunto l&#8217;intento anche dell&#8217;ultimo suo breve libretto. Rivolgendosi ad un lettore o ad uno spettatore, a seconda del genere letterario prescelto di volta in volta, egli instaura un rapporto di complicit&agrave; col destinatario dell&#8217;opera, coinvolgendolo e rendendolo Mitspieler in un gioco sottile di allusioni a riferimenti testuali e citazioni comuni alla tradizione occidentale, il cui intento paideutico costituisce nel testare e stimolare la capacit&agrave; recettiva e critica del pubblico, al fine di accrescere nello spettatore\/lettore il grado di consapevolezza della propria umanit&agrave;, socraticamente, del sapere di non sapere.<br \/>\n  Tale propensione maieutica in D&uuml;rrenmatt risulta pi&ugrave; evidente ancora in un&#8217;altra sua opera, nel Kriminalroman Justiz, (edito per quelli del Diogenes Verlag nel 1985, nonch&eacute; dalla Garzanti in traduzione italiana Giustizia nell&#8217;anno seguente, oggi purtroppo di difficile reperimento), dove l&#8217;autore affronta in modo pi&ugrave; impegnato il tema della giustizia, solo brevemente accennato nella Morte di Socrate.<br \/>\n  Per quanto in Justiz manchi un&#8217;esplicita impostazione della problematica inerente a t? d??a???, D&uuml;rrenmatt, avvalendosi del medium della rappresentazione letteraria, porge al lettore, suo inseparabile compagno di giochi, tutti gli Indizien per una ricostruzione autonoma della vexata quaestio: quid est iustitia?<br \/>\n  L&#8217;espediente artistico &egrave; costituito principalmente dai personaggi stessi di Justiz, nel cui agire e riflettere emergono le differenti e possibili posizioni sul problema.<br \/>\n  In questo suo ponere causam in modo indiretto, D&uuml;rrenmatt si avvale inoltre anche del paradosso, t?p?? privilegiato in cui indicare al Leser la via per un autonomo pensare e prendere posizione riguardo al tema, &quot;oggetto&quot; dell&#8217;indagine artistica, scandita dagli imprescindibili momenti dello stupore, del dubbio, dell&#8217;aporia ed infine della libera scelta, quest&#8217;ultima resa possibile in particolare dalla prospettazione dialettica appunto di d??a e pa??d??a.<br \/>\n  Il romanzo si impernia sulla polisemia del termine &quot;giustizia&quot; che nella lingua tedesca corrisponde in realt&agrave; ad una dicotomia semantica, resa da un lato con &quot;Justiz&quot; e dall&#8217;altro con &quot;Gerechtigkeit&quot;.<br \/>\n  L&#8217;autore utilizza, infatti, i due diversi vocaboli in modo mirato a seconda dell&#8217;accezione, e dunque della rappresentazione (convenzionale), a cui egli di volta in volta intende riferirsi, ascrivendo per un verso al termine &quot;Justiz&quot; il significato di giusto in senso formale, in cui ricomprendere l&#8217;apparato giudiziario, la &quot;macchina della Giustizia&quot;, che pittorescamente egli rappresenta con l&#8217;inquietante metafora delle Haifischrache (p.180), per l&#8217;altro al termine &quot;Gerechtigkeit&quot; quello di giusto in senso sostanziale, inteso per&ograve; pi&ugrave; quale valore assoluto esistente, che valore a cui tendere.<br \/>\n  L&#8217;uso mit Absicht differenziato delle suddette contrapposte accezioni di t? d??a??? ha la funzione di evidenziare e denunciare l&#8217;arbitraria separazione tra diritto e societ&agrave;, Recht und Wirklichkeit, con cui il metodo ipotetico-deduttivo, proprio della scienza giuridica moderna, ha inteso rispondere alla complessa problematica della ricerca intorno alla giustizia.<br \/>\n  Questa indebita Trennung, fonte delle insolute incomprensioni a cui si assiste quotidianamente nella prassi processuale, pu&ograve; comportare infatti conseguenze paradossali per gli operatori giuridici, se solo si traggano, cos&igrave; come si propone di rappresentare il D&uuml;rrenmatt, tutte le deduzioni possibili delle or ora delineate ipotesi di formelles und substanzielles Gerechte.<br \/>\n  Tale degenerazione scientista nel modo di affrontare la realt&agrave; da parte della scienza moderna, e della mentalit&agrave; moderna in generale, &egrave; resa dunque magistralmente dal D&uuml;rrenmatt proprio mediante la parodia, moltiplicazione grottesca e provocatoria di ci&ograve; che viene originariamente, indebitamente e semplicisticamente diviso.<br \/>\n  Il personaggio emblematico di Justiz, incarnazione del dramma della suddetta disumana separazione &egrave; Sp&auml;t, giovane avvocato che, dinanzi al rilascio in libert&agrave; di Kohler, (ex consigliere cantonale della Zurigo degli anni Cinquanta, che tutti sanno avere assassinato nel mondano ristorante Du Th&eacute;&acirc;tre il professore universitario Winter), decide di riscrivere scrupolosamente i fatti ed i momenti procedurali della paradossale vicenda, al fine di scoprire dove il &quot;meccanismo della Giustizia&quot; si sia inceppato, non abbia funzionato.<br \/>\n  Il testo da questi manoscritto dovr&agrave; costituire prova (formale) estrema di colpevolezza di Kohler, una volta che Sp&auml;t medesimo l&#8217;avr&agrave; giustiziato, in quanto &quot;Retter der Gerechtigkeit&quot; (p. 30), e si sar&agrave; poi tolto la vita: &quot;die Vorbereitung zu einem gerechten Mord&quot; (p. 10).<br \/>\n  Avere confuso Justiz con Gerechtigkeit indurr&agrave; infatti Sp&auml;t a porre in essere un atto disumano e, pur credendo di agire &quot;der Gerechtigkeit zuliebe&quot; (p. 180), ad assurgere al ruolo di giustiziere, quale piccolo Dio in possesso del vero e del giusto. <br \/><!--nextpage--><br \/>\n  Solo nel corso dell&#8217;opera si scopre che il degenere desiderio di Sp&auml;t di farsi giustizia da s&eacute; &egrave; riconducibile all&#8217;educazione &quot;artificiale&quot; ricevuta in orfanotrofio, istituzione che D&uuml;rrenmatt dipinge come una realt&agrave; virtuale, retta da regole di convivenza sociale, predefinite sulla base di un modello astratto, del tutto estraneo a quello naturale della famiglia.<br \/>\n  Quale prodotto (in)umano di una (ir)realt&agrave; cos&igrave; perfetta, Sp&auml;t ritiene di dover agire anch&#8217;egli secondo perfezione, ristabilendo quell&#8217;ideale di Gerechtigkeit a cui il meccanismo della Justiz non ha corrisposto.<br \/>\n  In realt&agrave;, nonostante le nobili intenzioni, il protagonista non &egrave; per&ograve; in grado di avvertire l&#8217;identit&agrave; che l&#8217;avvicina in questa sua Einstellung all&#8217;assassino Kohler, da lui definito come &quot;Raubtier&quot; (p. 181).<br \/>\n  Nello svolgersi della trama si presenta un momento in cui un altro personaggio, il comandante della polizia al quale il manoscritto &egrave; indirizzato, cerca di indicare all&#8217;avvocato l&#8217;insensatezza dei suoi propositi, l&#8217;irrazionalit&agrave; della sua ?&szlig;???, quale &quot;Retortenmensch, gez&uuml;chtet in einem Musterlaboratorium, geleitet nach den Prinzipien der Erzieher und Psychiater, die unser Land nebst Pr&auml;zisionsuhren, Psychopharmaka, Bankgeheimnis und ewiger Neutralit&auml;t hervorgebracht hat&quot; (p. 191).<br \/>\n  La Weltanschauung di Sp&auml;t &egrave; per&ograve; cos&igrave; fortemente condizionata dall&#8217;educazione artificiale ricevuta da indurlo a rinnegare la propria umanit&agrave;, giocando &quot;das Spiel der Justiz zu Ende&quot; (p. 192).<br \/>\n  Il personaggio che rappresenta l&#8217;altro lato della medaglia a cui Sp&auml;t inconsapevolmente appartiene &egrave;, come gi&agrave; accennato, proprio Kohler, colto e spregiudicato politico che al fine di conseguire un obiettivo economico, gioca con le persone alla stregua di &quot;Kugeln auf den Billardtisch&quot; (p. 218); questi, oltre ad eliminare gli avversari per i propri scopi, riesce infatti a risultare innocente agli occhi bendati della Justiz, grazie agli escamotage forniti dalle imperscrutabili procedure della medesima. <br \/>\n  Mediante quest&#8217;ultima caratterizzazione, D&uuml;rrenmatt stilizza l&#8217;impasse in cui si trova l&#8217;uomo moderno, il cui Lebensart, basato sul protocollo dell&#8217;unicit&agrave;, lo induce, in generale, a ritenere che &quot;die Politik und die Wirtschaft unterl&auml;gen den gleichen Gesetzen, jenen der Machtpolitik. Das gelte auch f&uuml;r den Krieg. Besonders die Wirtschaft sei eine Forsetzung des Krieges mit anderen Mitteln&quot; (p. 198) ed, in particolare, a vedere se stesso come homo homini lupus, per cui &quot;&uuml;berall stehe man immer wieder vor der Notwendigkeit, Menschen von der Macht auszuschalten oder selber ausgeschaltet zu werden. Da sei ein schneller chirurgischer Griff vonn&ouml;ten und abzuwarten, ob er erfolgreich gewesen sei oder nicht&quot; (p. 198).<br \/>\n  Dalla lettura di Justiz si evince, dunque, come la necessaria sintesi delle antinomiche rappresentazioni della giustizia (Justiz\/Gerechtigkeit), sia lasciata dal D&uuml;rrenmatt al Leser\/Zuschauer; l&#8217;autore, infatti, affida alla rappresentazione artistica, letteraria o teatrale, l&#8217;arduo compito di &quot;intrattenersi&quot; e &quot;giocare&quot; col mondo (theatrum mundi), onde svelarne la complessit&agrave; e la contraddittoriet&agrave;, partendo proprio da conflitti e contrapposizioni apparentemente insanabili; tra questi si rinviene nel Kriminalroman anche l&#8217;aspetto problematico del rapporto cittadino-Stato, riconducibile all&#8217;asserita incomunicabilit&agrave; tra il Privato ed il Pubblico, cos&igrave; come a priori definiti dalla scienza giuridica moderna e tratteggiati dal D&uuml;rrenmatt.<br \/>\n  Il sentimento di avversione da parte dell&#8217;uomo moderno nei confronti dello Stato, avvertito come estraneo a s&eacute; ed autoritario, emerge in Justiz mediante l&#8217;immagine forte dello Stato-polizia: &quot;der Ausdruck dieser Misere ist das Anwachsen der polizeilichen Funkftionen: denn wer im Krieg mit der Gegenwart lebt, reglementiert. Unser Gemeinwesen ist weitgehend ein Polizeistaat geworden, der in alles hineinredet, in die Sittlichkeit und in den Verkehr (beide in chaotischem Zustand). Der Polizist stellt daher nicht so sehr ein Symbol des Schutzes dar als eines der Schikane&quot; (p. 38).<br \/>\n  Emblematico &egrave; notare come proprio la menzionata problematicit&agrave; teorica dell&#8217;impostazione fornita dalla &quot;geometria legale&quot; al rapporto cittadino\/Stato e accennata dal D&uuml;rrenmatt, comporti a tutt&#8217;oggi per esempio sul piano del Verwaltungsrecht, (in un paese diverso dalla Svizzera di D&uuml;rrenmatt, ma comunque di lingua tedesca, la Germania), gravi difficolt&agrave; pratiche nel garantire al cittadino un&#8217;adeguata tutela delle proprie situazioni giuridiche soggettive dinanzi alle istituzioni pubbliche. Si pensi zum Beispiel all&#8217;istituto tedesco del subjektives &ouml;ffentliches Recht, che nella summenzionata prospettiva autoritaria del rapporto B&uuml;rger\/Staat consiste in una &quot;concessione&quot; che il secondo fa in alcuni casi al primo, al fine di richiedere l&#8217;annullamento di un atto amministrativo illegittimo; qui ci si trova di fronte alla circostanza paradossale (onde appropriatamente d&uuml;rrenmattiana), per cui proprio il titolare di un dato comportamento potenzialmente illegittimo (lo Stato) decide se e a quali soggetti dell&#8217;ordinamento giuridico conferire il potere (il s&ouml;R) di convocarlo dinanzi ai giudici in caso di antigiuridicit&agrave; del proprio agire.<br \/>\n  In una modernit&agrave;, dunque, dominata dalla credenza scientista, secondo cui sembra inconcepibile l&#8217;esistenza di altro sapere diverso da quello scientifico, il cui metodo, ipotetico-deduttivo, difficilmente si presta per&ograve; a cogliere la complessit&agrave; delle relazioni umane, soprattutto sul piano del t? d??a??? (termine con cui il mondo greco non a caso indicava allo stesso tempo diritto e giustizia), il D&uuml;rrenmatt sembra proporre l&#8217;arte, quale forma di conoscenza diversa, in grado di smascherare l&#8217;artificiosit&agrave; di convenzionali e, quindi virtuali, Trennungen und Konflikte. Di qui, ad esempio, l&#8217;interessante definizione del &quot;Kunstkritiker&quot; come colui che &quot;versteht zuviel von der Kunst, um die Wirklichkeit nicht zu untersch&auml;tzen, und zuviel von der Wirklichkeit, um die Kunst nicht zu &uuml;bersch&auml;tzen&quot; (p. 196).<br \/>\nQuesto in fondo &egrave; anche il senso di Justiz e della Morte di Socrate, opere in cui D&uuml;rrenmatt accompagna il Leser nella riconsiderazione di grandi temi e grandi personaggi, suggerendogli la riflessione ed indicandogli la via per una propria autonoma presa di posizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scarica l&#8217;articolo &gt; &nbsp; La recente traduzione italiana del breve, ma divertente e provocatorio racconto di Friedrich D&uuml;rrenmatt Der Tod des Sokrates, (pubblicato per il lettore di lingua tedesca dal&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"autore":"","pagine":"","sottotitolo":"","footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-95","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-2002-28"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>FRIEDRICH D\u00dcRRENMATT, LA MORTE DI SOCRATE, MILANO, MARCOS Y MARCOS, 2002. 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