Legami, con luci ed ombre: patriottismo repubblicano, patriottismo costituzionale e costituzione del patriottismo [1]
di Alberto Nones
United Arab Emirates University

Ma perché, da ultimo, una Costituzione moderna, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, di patriottismo non parla? Precisamente perché, come ho cercato di mostrare, il patriottismo è molte cose. Come ogni sentimento, esso è in ultima istanza materia incandescente, inafferrabile, restia ad essere cristallizzata in un istituto normativo o in una costruzione di teoria politica. Questo sentimento viene vissuto e agito di momento in momento da cittadini in carne ed ossa, che gli conferiscono, in un contesto effettivo di vertiginosa libertà creativa, significati diversi in base alle diverse circostanze. Ciò che una costituzione può fare, e si tratta di qualcosa lungi dall’essere “patriottico”, è mettere dei paletti, i cosiddetti vincoli costituzionali, marcare il campo. Ma una volta marcato il campo, il gioco del legame sentimentale tra cittadini e cittadini, e tra cittadini e repubblica, e tra cittadini e madrepatria—inclusi i possibili fuori campo della storia (ovvero non necessariamente secondo dinamiche caritatevoli, né necessariamente secondo logiche costituzionali, e nemmeno necessariamente secondo raffinate teorie normative del discorso)—è lasciato nei fatti ai giocatori: in quanto fenomeno. [27] O, più accuratamente, in quanto fenomeno sentimentale, con tutte le complicazioni teorico-filosofiche che parlare di sentimento, e quindi di sentimentalità e anche sentimentalismo, comporta. Ma dal sentimento non si scappa. L’analogia tra amore di patria e amore famigliare comporta un’ulteriore implicazione: che come dal vincolo famigliare non si esce mai, neppure volendolo, perché sempre rimarrebbero e rimarranno strascichi psichici, conseguenze emotive, più o meno profonde, più o meno indelebili, così dall’affettività della patria, una volta “originati” dentro di essa, non ci si può levare, se non attraverso meccanismi di finzione che trovano comunque dei limiti. Perfino un italiano che ha lasciato il proprio paese e si sente cittadino del mondo, proprio perché vive da qualche altra parte avendo lasciato il proprio paese d’origine, verrà presto o tardi (più presto che tardi, e più spesso che no), riconosciuto da qualcun altro, e non riconosciuto come cittadino del mondo, ma come italiano, tanto più in quanto fuori dall’Italia. What is your country of origin, my friend?
Che il patriottismo costituzionale pecchi nel rimandare alla costituzione ignorando il patriottismo, e che il patriottismo repubblicano pecchi nel focalizzarsi forse troppo presto nel campo normativo, a discapito della poca carità di troppi patriottismi del passato e del presente, dunque, non significa affatto che l’alternativa debba essere indifferenza al tema del patriottismo. Il patriottismo, Giano bifronte, è porta percorribile in varie direzioni, che conducono ad esiti alquanto diversi. Sostenere che il patriottismo dovrebbe essere abbandonato, in quanto errore, [28] , e perfino che un mondo senza patrioti sarebbe un mondo migliore, [29] deriva dall’isolare una sola di queste direzioni, uno solo di questi esiti, quello che identifica il patriottismo con uno smodato amore per se stessi, che porta il cittadino financo ad uccidere e morire per l’idea di patria—una tesi tanto parziale quanto quelle che predicano dell’amore di patria solo le intrisiche virtù. Ma non è invitando cittadini e teorici politici a dimenticare il concetto di patriottismo che si potrebbero mai ottenere comunità politiche—e patrie—migliori. Infatti, qualche forma di patriottismo, cioè di amore, di legame fra cittadini e tra cittadini e patrie, comunque sempre si dà e si darà, [30] come fenomeno sentimentale, perché i cittadini, in quanto esseri passionali, non possono che relazionarsi sentimentalmente tra loro e verso la loro unità (in rapporto ad altre unità).
Proprio per questo, riflettere sul patriottismo, a tutti i livelli, è opportuno e importante. Preferibile è però che tale riflessione non avvenga in un orizzonte parziale, di lode o di biasimo, bensì in un orizzonte di compresione. Orizzonte di comprensione significa qui dare conto della varietà di sfaccettature possibili nel patriottismo, in quanto sentimento, e quindi dare conto dell’esigenza, all’interno di queste sfaccettature possibili, alcune positive e altre negative, della diffusione di un discorso sull’amore di patria che, conscio della fondamentale importanza ma anche dei rischi connessi ad ogni discorso d’amore, ad ogni discorso di legame, educhi. Educhi—come già, all’interno della famiglia, buoni padri e buone madri fanno—a come legarsi senza opprimere o imprigionarsi; a come amare la patria senza annientare o annientarsi.

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1 Questo saggio, pubblicato nel volume a cura di Ilario Belloni e Rosario Forlenza Questioni civiche. Forme, simboli e confini della cittadinanza, Diabasis, 2010, è stato presentato per la prima volta il 14 novembre 2008, nella forma di una conferenza, nel contesto delle mie attività didattiche come tutor e assistente di ricerca all’interno del Master in Educazione Civica organizzato in Asti dall’Associazione Ethica in collaborazione con il James Madison Program dell’Università di Princeton. Sono riconoscente agli amici Lorenzo Fantone, Riccardo Fava, Rosario Forlenza, Ebe Francioni, Stefano Gagliano, Fernanda Gallo, Donatella Rinaldi e Nicola Riva per i preziosissimi commenti che mi rivolsero allora e mi hanno rivolto in seguito, e che ho recepito, per come ho potuto, nella rielaborazione del mio originale canovaccio. Un ringraziamento particolare va ai miei interlocutori storici, James Mayall, Michele Nicoletti, Gianfranco Poggi e Maurizio Viroli, dai quali ho imparato e attinto molto, e in interazione co n i quali i miei pensieri sul patriottismo hanno preso le mosse e, tuttora in divenire, si sono andati costituendo.
2 Maurizio Viroli, Repubblicanesimo, Laterza, 1999.
3 Maurizio Viroli, Per amore della patria, Laterza, 1995.
4 Sarebbero quindi fuori bersaglio, secondo questa lettura del patriottismo repubblicano, alcune critiche provenienti dal fronte cosmopolitico (vedi ad esempio Martha Nussbaum et al., For Love of Country: Debating the Limits of Patriotism, a cura di Joshua Cohen, Beacon Press, 1996), perché patriottismo e cosmopolitismo non sono auto-escludenti, bensì intimamente connessi. E innegabilmente più radicati in una dimensione palpabile, non solo filosofico-libresca, sono—rispetto al cosmopolitismo e la sua cittadinanza universale—il repubblicanesimo e il suo nesso con l’umanità, sostanziato ad esempio in un’arte visiva, musicale, letteraria, ecc.
5 Vero sia nel senso che il nazionalismo può diventare aspirazione ad acquisire un territorio per la nazione, un Lebensraum come tragicamente volle la dottrina del Nazionalsocialismo e di altri nazionalismi espansionistici, sia nel senso, con ripercussioni spesso parimenti tragiche sulle nazioni in oggetto (ad esempio gli Ebrei, o i Curdi), che esistono nazioni senza territorio fisico. Anche in questo secondo caso, tuttavia, un qualche riferimento ad una terra (promessa o contestata, ideale o culturale) sembra essere comunque una caratteristica prominente, quasi a dire che le nazioni fornite di patria tendono a collegare la loro discendenza a quel paese, mentre nazioni senza patria sembrano essere costituite da un’ingombrante, a livello simbolico, assenza.
6 Yael Tamir, Liberal Nationalism. Princeton University Press, 1993, e si veda anche Will Kymlicka, Multicultural Citizenship, Oxford University, 1995.
7 Non dissimilmente da un approccio in gran parte distinto ma parallelo, da parte di Gian Enrico Rusconi, di nuova riflessione sul nazionalismo, rivisto in chiave positiva, in quanto collegato al concetto di democrazia e di civismo, di fronte a fenomeni degli anni ’90 come, da una parte, le tendenze antiunitarie del leghismo e le risorgenze del peggior nazionalismo etnico dopo la disgregazione della Yugoslavia e dell’Unione Sovietica. Si vedano ad esempio Gian Enrico Rusconi, Se cessiamo di essere una nazione: tra etnodemocrazie regionali e cittadinanza europea, Il Mulino, 1993, e Patria e repubblica, Il Mulino, 1997.
8 Si veda, per il paradigmatico caso americano ma con valenza ben più estesa, Michael Walzer, What it Means to be an American, Marsilio, 1992.
9 Riferimenti essenziali sono Jürgen Habermas, The New Conservatism: Cultural Criticism and the Historians’ Debate, MIT Press, 1989; Faktizität und Geltung: Beiträge zur Diskurstheorie des Rechts und des demokratischen Rechtsstaats, Suhrkamp, 1992; “Struggles for Recognition in the Democratic Constitutional State” in Taylor and Gutmann, (a cura di) Multiculturalism, Princeton University Press, 1994; Die Einbeziehung des Anderen: Studien zur politischen Theorie, Suhrkamp, 1996.
10 Per una formulazione recente e una ricostruzione dell’evoluzione storica del patriottismo costituzionale, si veda Jan-Werner Müller, Constitutional Patriotism, Princeton University Press, 2007.
11 Che talmente radicato in questo tragico passato tedesco sarebbe il patriottismo costituzionale, da essere buono appunto solo per la Germania, è stato avanzato non senza ragione. Ma lo sforzo di presentare il patriottismo costituzionale come patriottismo per eccellenza è indefesso. Perfino il culto della memoria, echeggiante di religione civica, viene incluso nella loro nozione di patriottismo costituzionale da difensori generosi al punto da rendere la loro ricca descizione, in certi passaggi, largamente sovrapponibile a quella del patriottismo repubblicano (si veda ad esempio Jan-Werner Müller, op. cit., p. 80).
12 Il patriottismo costituzionale si presenta come cultura critica in quanto il costituzionalismo non è tanto posizione di partenza quanto posizione di arrivo, attraverso un processo dialogico, all’interno e all’esterno delle istituzioni, in cui i cittadini costantemente vagliano la valenza dei principi universali che sostengono l’ordinamento. Su questa sua “politicità”, cioè sul dialogo in un contesto di pluralità che lo caratterizza, si basa la sostanziale adesione al patriottismo costituzionale da parte di Gaspare Nevola, valido secondo l’autore anche per il contesto storico e politico italiano, che vene la sua rinascita—e quindi una cesura col passato—con la Costituzione del 1948. Si veda Gaspare Nevola (a cura di), Una patria per gli italiani? La questione nazionale oggi tra storia, cultura e politica, Carocci, 2003.

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