Legami, con luci ed ombre: patriottismo repubblicano, patriottismo costituzionale e costituzione del patriottismo [1]
di Alberto Nones
United Arab Emirates University

Patriottismo sta infatti per molte cose, e su questo, per quanto poco accattivante questa conclusione possa essere per i partigiani del (ossia di una concezione del) patriottismo, converrebbe convenire. Mi sono soffermato altrove sulle tante cose per cui il patriottismo, in senso sincronico oltre che diacronico, è stato, sta e può teoricamente e pragmaticamente stare. [20] Sostenevo in quei lavori che alla radice della complessità del patriottismo giace un intrico, l’intrico tra pluralità e unità: individui che per natura sono tra loro incommensurabilmente diversi possono, sulla base di criteri artificiali di somiglianza, costituire unioni, rese a loro volta, dal legame, unità. Dietro le trasformazioni delle individualità in com-unità, e dietro i ricongiungimenti dell’incommensurabilità tra differenze/pluralità e somiglianze/unità, si celano le dinamiche del “politico”. A fini comprensivi, il politico va inteso infatti come un criterio costituito da due aspetti complementari: [21] l’associazione (categoria aristotelica) e la distinzione (criterio schmittiano). Il patriottismo attiene ad entrambi gli aspetti e non, se non per scelta valoriale, ad uno solo dei due. La tentazione dell’assegnare a priori il patriottismo o al livello dell’associazione o al livello della distinzione, in un modo unidimensionale, il più delle volte collegando il livello dell’associazione ad un ambito di politica domestica e quello della distinzione ad un ambito di politica estera crea, nella teoria, gran parte dell’incomunicabilità tra le varie posizioni normative intorno al patriottismo; nella storia, essa sta alla base della messa in atto del patriottismo nei modi antitetici e divisivi, se non distruttivi, che conosciamo. È conseguente che, da idee estreme circa il politico, derivino idee estreme circa il patriottismo: da una parte, l’idea che essere patrioti significhi primariamente vedere la propria patria come necessariamente circondata da nemici, il che conferisce senso esistenziale al sentimento, donde originano gran parte delle critiche negative al patriottismo; dall’altra, l’idea che la propria patria debba essere un’armoniosa associazione di amici, tutta imperniata su considerazioni circa la naturale bontà dell’uomo, donde originano le celebrazioni spesso auto-referenziali del patriottismo. È invece solo tenendo presente la dialettica tra associazione e distinzione, tra esistenzialismo e moralità, che diviene possibile capire, a livello di sintesi, l’inerente complessità del patriottismo.
La complessità sta già tutta nell’etimologia del termine, che, nella radice padre e madre (si consideri la dizione “madrepatria”), dischiude un parallelismo su più livelli. Primo, come madre e padre danno la vita ai loro figli (in senso biologico), fornendo loro una casa, vale a dire un primo nucleo di vita e protezione di quella vita, così la madrepatria dà la vita ai propi cittadini in senso civile (vedi La repubblica e il Critone di Platone), fornendo loro un territorio all’interno del quale tale vita civile è regolata e protetta. Secondo, come madre e padre danno un nome (e una lingua, un’educazione, delle storie, delle prospettive, un ambiente, ecc.) ai loro figli, fornendo in tal modo stimoli per la creazione della loro identità personale, così la madrepatria dà un nome (e una lingua, un’istruzione, una storia, aspirazioni collettive, una cultura—al di là di quanto plurale al suo interno—ecc.) al popolo, che si sente perciò nazione, cioè insieme di individui con un’identità collettiva. [22] Terzo, come madre e padre, attraverso la procreazione, assicurano l’esistenza di un ceppo, così la madrepatria assicura che la nazione non solo abbia un’origine, ma sia un flusso di progenie con assicurata una direzione verso il futuro, se non addirittura, idealmente, verso qualche forma di immortalità. Quarto, come i figli appartengono in un certo senso ai genitori, i quali esercitano una potestà fino a quando i figli sono sotto la loro cura e custodia, così i cittadini appartengono in un certo senso alle loro patrie, che esercitano in effetti un potere giurisdizionale, almeno fino a quando i cittadini decidono di rimanere nello stato (e anche oltre). Quinto, e più importante nella nostra discussione, come madre e padre, nella famiglia, creano un certo legame d’amore famigliare, così appartenere alla madrepatria crea un certo legame d’amore di patria, alias, ecco, “patriottismo”.
Quest’ultimo punto è il più sfaccettato. Innanzitutto occorre notare che esso non è avulso dai primi quattro, il che spiega il fatto che il patriottismo sarà sì passione artificiale, come certa tradizione di pensiero politico ci ha spiegato, ma poggia inestricabilmente su elementi quasi-naturali. Soprattutto, non si può sorvolare sul fatto che, se il patriottismo è, appunto, amore, e amore ricalcato su un’analogia con l’amore famigliare, l’amore famigliare è a sua volta costituito da varie forme di diverso amore: l’amore materno e paterno dell’amore per i figli; l’amore filiale verso i genitori; l’amore fraterno tra fratelli e sorelle; l’amore coniugale e anche erotico tra moglie e marito (senza il quale di prole non si avrebbe a parlare). Tali sfaccettature si riflettono sul legame dell’amore di patria, con aggiunta la maggiore complessità che caratterizza insiemi sociali di grandi dimensioni, composti da numerosissimi soggetti diversi. V’è innanzitutto un patriottismo inteso come benevolenza delle istituzioni verso i cittadini, in termini simil-filiali, in quanto le istituzioni provvedono alla protezione fisica, al benessere, e alla tutela della libertà dei cittadini, il che va a riflettersi in una forma di riconoscenza, di gratitudine, da parte dei cittadini verso le istituzioni. Quindi, patriottismo diviene amore dei cittadini uno verso l’altro, cioè una qualche forma di sodalizio, perché la protezione attraverso le istituzioni e le leggi è garantita solo fintantoché i cittadini ottemperino all’accordo d’essere uniti all’interno della comunità politica in osservanza della legge. L’amore coniugale ed erotico, infine, si riflette nel patriottismo nella misura in cui questo può diventare un’energia generatrice e creativa nella storia, attraverso l’azione politica, nazionale e internazionale.
Ora, tuttavia, non potrà sfuggire che l’amore, come un Giano bifronte, [23] porta anche, per estremo, ad altre, ben diverse latitudini. Come, facilmente se ne converrà, parrebbe senza senso teorizzare che l’amore famigliare sia necessariamente buono, tanto più illogico risulta mantenere a priori che il patriottismo sia necessariamente buono, o cattivo. L’amore di patria, come l’amore nella famiglia, può essere l’uno e l’altro. Le due facce, positiva e negativa, o dell’amore e dell’odio, davvero spesso confinano e sconfinano, e tendono a cannibalizzarsi (ad amarsi appunto, secondo la radice am- dell’amore). E così l’ambito dell’amore famigliare può nascondere al suo interno risvolti edipici, o in ogni caso tutti quegli aspetti competitivi che l’amore (verso i più grandi, verso i genitori, verso i fratelli) porta con sé. Questa possibile dinamica amore/odio permea di sé, in maniera estremamente significativa, anche tutte le categorie dell’amor patrio: il patriottismo filiale può diventare oppressione (tirannia); il patriottismo fraterno può diventare scontro fratricida (guerra civile); il patriottismo erotico può diventare forza famelica, libidinosa, ciecamente distruttrice nel buio della ragione, nel cono d’ombra dell’umanità (espansionismo, imperialismo, colonialismo, stermini, pulizie etniche, ecc.).

Crepuscolo o nuovi albori
Non v’è stato lo spazio, in questo contributo, che per presentare succintamente e senza darne con giustizia completa rappresentazione, patriottismo repubblicano e patriottismo costituzionale, e per muovere i primi passi di una riflessione verso una nuova sintesi. La finalità non è stata affatto criticare patriottismo repubblicano e patriottismo costituzionale in quanto tali, né dimostrare che l’una forma del patriottismo sia migliore dell’altra; [24] piuttosto, si è inteso mostrare perché le due elaborazioni teoriche dei patriottismi in questione prestino il fianco a critiche.
Cominciando dal patriottismo repubblicano, abbiamo visto come esso fornisca una sua visione di cosa, per sentimento del patriottismo, esso intenda. Tuttavia, dire che patriottismo è ed è stato—attenzione al modo dei verbi—caritas reipublicae e caritas civium costituisce un nucleo sospetto, se non si ribadisce ad ogni piè sospinto che di storia (normativa) delle idee normative e non di vera e propria ricostruzione di storia e contenuti fattuali si tratta—sebbene si possano trovare, nella storia, momenti di sovrapposizione tra i due ambiti, cioè quello dei fatti e quello della teoria. Infatti, dire che patriottismo è caritas reipublicae e caritas civium rimane, prima che sospetto, soprattutto parziale. La carità, comunque si concretizzi, è per definizione una virtù, ovvero positiva. Ho inteso invece mostrare, in questo saggio, come non si possa convenire univocamente sulla conclusione che il patriottismo sia tutto virtuosa luce (e men che meno quindi si possa partire da tale premessa), perché dal nucleo del sentimento patriottico sprigionano più forze. Non si può concludere né postulare in questo modo, vale a dire, se non sulla base di una scelta normativa, valoriale, ideale, che si presta a critiche di poca rigorosità e minor conclusività: al di là dei nostri desideri (e dei nostri desideri rispetto al fatto che la nostra teoria politica abbia avuto seguito nel passato e debba aver seguito nel futuro), infatti, chi può assicurarci che il sentimento del legame tra cittadino e repubblica è connaturatamente, e sarà, caritatevole? Rispondere facendo riferimento all’educazione alla cittadinanza può essere convincente: ma non sarebbe più completa, ed onesta, una teoria che mette in guardia esplicitamente ai pericoli sottesi al patriottismo oltre che ai suoi buoni prospetti quando inteso correttamente?
Quanto al patriottismo costituzionale, è stato evidenziato come quasi del tutto assente sia in esso—almeno nelle sue formulazioni più classiche—il riferimento concreto a che cosa si intenda per quel “patriottismo”, cioè quell’amore, su cui il sintagma poggia. Con la parola amore, questa concezione sembra non volersi affatto sporcare né la mente, una mente così pura e fredda (a dispetto di quanto sostengano i suoi sostenitori), né, tanto meno, il cuore. [25] Un patriottismo, insomma, che non è patriottismo. Anche in un recente tentativo di elaborazione sul “complex set of emotions” in questione —[26] e significativo è appunto che questo tentativo sia arrivato a distanza di decine d’anni dalla formulazione della teoria del patriottismo costituzionale in quanto tale—non si va molto oltre rispetto a macchinoso-filosofici riferimenti a processi collettivi di comprensione riflessiva, con sì una certa attenzione a nozioni di attaccamento e lealtà, ma mai espressamente al sentimento di amore che il patriottismo, in quanto amore per la patria (e non semplicemente attaccamento o lealtà alla patria, concetti complementari ma distinti), costituisce. E invero il legame tra “costituzione” e patriottismo, su cui fino a prova contraria la nozione di patriottismo costituzionale avrebbe da correlarsi, dev’essere comunque piuttosto recondito se, con un semplice riferimento ad una costituzione in vigore, la Costituzione italiana, abbiamo visto come in effetti, nel sistema costituzionale che essa istituisce e ordina, il termine “patriottismo” non compare affatto. Quando esso traluce, attraverso il riferimento al termine “patria”, lo fa in un senso che si distacca in maniera sostanziale dal filosofico linguaggio del diritto habermasiano, e conduce verso qualcosa di affatto diverso, spirituale e sentimentale ad un tempo.

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