Il problema della democrazia in Antonio Rosmini
di Markus Krienke
(Facoltà di Teologia di Lugano)

E’ quindi il liberalismo morale, che si realizza attraverso le leggi, che Rosmini considera la cornice etico-sociale necessaria per la democrazia che non la esclude in quanto forma di Stato ma in quanto è stata resa veicolo del materialismo sociale – perfettismo, escatologismo immediato, uguaglianza materiale, esclusione della dimensione trascendente – [129] delle concezioni socialiste, ad analisi di Rosmini. Infatti, laddove per Tocqueville bastava la democrazia come forma di Stato, Rosmini analizza ancora il rischio del dispotismo; in quanto essa è solo una forma di Stato, secondo Rosmini rimanda a quel fondamento che è la libertà morale della persona, ossia quella giustizia anteriore allo Stato che significa libertà.

7. Il Tribunale politico
Per Rosmini, la democrazia, in quanto forma di Stato, trova il suo limite – che è al contempo la sua rea-lizzazione, in quanto ricollegamento della sovranità politica alle persone governate – nella categoria del diritto: «[l]a maggioranza sociale per se stessa non è giudice de’ diritti e de’ doveri de’ sozi» . [130]
Questa sistematica rimanda, quindi, nuovamente a quel “lato interno” dal quale è partita la nostra indagine. Ancora è rimasto aperto in quale istituzione Rosmini scopre la risposta positiva all’analisi che nelle costituzioni post-rivoluzionarie non sarebbe «guarentita […] la giustizia politica». Infatti, il compito di trovare questa istituzione esige di riflettere sul fondamento di “democrazia” a livello della dignità umana e quindi del “lato interno” della società.
Rosmini istituisce il Tribunale politico per la garanzia dei diritti fondamentali degli individui – della loro personalità etico-giuridica – nei confronti degli atti invasivi del governo. Come sottolinea Rosmini, questo compito oltrepassa la semplice divisione dei poteri – «[l]’indipendenza dell’ordine giudiziale è riconosciuta universalmente» –, in quanto «esercita una specie di vigilanza e di censura sullo stesso po-tere legislativo» . [131] Con questa istituzione Rosmini realizza costituzionalmente che «la giustizia sta sopra tutto, sopra lo stesso potere politico». Non si tratta di un semplice sistema di tribunali, ma il Tribunale politico è organizzato come una camera legislativa :[132] infatti i suoi membri non sono necessariamente giudici di professione e vengono eletti dal popolo. In quanto, in questo caso, tutti i governati hanno il diritto di voto, e si tratta non delle questioni politiche di interesse o di utilità, ma dei fondamenti di dignità della personalità di tutti i membri della società, il giudice «non rappresenta la maggioranza, ma rappresenta tutti i membri, niuno eccettuato; o per dir meglio, egli rappresenta la ragione e la giustizia impersonale, a cui tutti i membri, tutti i governi e tutte le società debbono ubbidire» . [133]
Come Rosmini precisa poco dopo – e anche in questo il Tribunale si differenzia da un potere politico – la sua forza deve essere esercitata secondo la giustizia e non secondo la maggioranza . [134] In questo senso, compito di questo Tribunale politico è – paragonabilmente al Senato dell’Impero Romano[135] – quello dell’autorità che contrabbilancia il potere politico del parlamento e del governo. Infatti, ne Le Principali Questioni e già in Della naturale costituzione Rosmini ha sostenuto che bisogna superare il principio di rappresentanza personale in politica, trasportandola al Tribunale politico, e lasciare alla politica legislativa la mera rappresentanza reale . [136] In questi elementi consiste, quindi, l’etica politica di Rosmini.
In questo modo Rosmini assicura istituzionalmente il fatto fondamentale che l’uomo quando diventa cittadino (o generalmente «sozio»), egli non cessa «di esser uomo» [137] e non può essere assorbito da una volontà generale democratica. Si tratta, quindi, di una democrazia non come forma politica dello Stato, ma in quanto realizzata nell’esistenza umana pre-statale, nella “società interna” che si basa sull’uguaglianza delle persone come «diritto umano sussistente». Infatti, conferma Traniello: «Carattere fondamentale del tribunale politico è la sua democraticità, come è democratica, dice il Rosmini, la giustizia ch’esso deve realizzare» . [138] Per questo motivo, ribadisce Rosmini, una democrazia che si basa semplicemente sul motto one man, one vote, riduce l’uomo al cittadino e confonde l’essenza del diritto che è personale con la modalità dei diritti, che deve essere regolata dalla società. Ma così si confonde la “società esterna” con la “società interna” e si misconosce che a livello della società hanno luogo le competizioni, gli interessi, le utilità. Per questo, il concetto di democrazia in Rosmini è da cercare, nella sua dimensione fondamentale e più profonda, quindi sul “lato interno” della società e nel meccanismo della imposizione e difesa dei diritti della persona. In quanto il diritto è personalisticamente fondato, Rosmini presenta, in questo modo, una concezione etica della democrazia i cui presupposti sono la ragione e la libertà giuridica .[139] A questo Tribunale politico qualsiasi cittadino può fare appello in qualsiasi caso in cui sono lesi i suoi diritti fondamentali. E se le elezioni per questo Tribunale sono universali, Rosmini concepisce quindi in questo caso il suffragio universale, perché evidentemente esso concerne quel momento personale del-la società che riguarda tutti i suoi membri: l’uguaglianza universale nei diritti degli individui. Mentre l’amministratore non bisogna essere determinato universalmente cioè da tutti, nel caso del giudice questo diventa una necessità etica. Così il Tribunale politico realizza una dimensione che la democrazia di per sé non è in grado di garantire: «[e]gli è dunque necessario, che a canto all’amministrazione go-vernativa sia innalzato un venerabile e sacro Tribunale politico, dove l’altissima delle potenze, l’eterna, l’immutabile giustizia chiami d’innanzi a sé gli uomini tutti e come uguali li giudichi, senza accettazio-ne di persone o di corpi: dove trovi un asilo il povero contro il ricco, il debole contro il forte, le minorità contro le maggioranze» . [140] Questa dimensione democratica risulta oltretutto palese se si considera che i suoi membri non vengono determinati dai partiti, ma eletti con voto universale. Perciò esso consiste non di giudici diplomati, ma da persone giurate. Mentre l’amministrazione della società esige l’esperta ossia l’intelligenza pratica, la garanzia della giustizia richiede invece l’uomo nella consapevolezza del significato sociale – e non semplicemente morale – di “persona”.
In questa dimensione, allora, al “lato interiore” e non “esteriore” della società, si può dire che è demo-cratica la giustizia – e perciò Rosmini riconosce nel Tribunale politico la vera istanza di democrazia: «[q]uesto Tribunale adunque non forma un’aristocrazia, ma è, se può dirsi così, democratico a quel mo-do che è democratica la Giustizia: poiché questa esige, come vedemmo, che tutti gli uomini e tutte le persone morali si considerano eguali quando vengono ad essa innanzi per essere giudicate: è demo-cratico perciò, non in quel senso che tutti gli uomini vi abbiano parte, ma in quel senso, che tutti gli uomini vi possano aver parte» . [141] La democrazia, quindi, per Rosmini non è un concetto politico ma giuridico. Così il Roveretano esprime e fonda la grande importanza che egli attribuisce al significato – non politico ma antropologico – della “democrazia”. È proprio questa dimensione personalistica che secondo Rosmini mancava alla costituzione francese. Con il riconoscimento dei diritti della persona, e con il ricollegamento della democrazia a questa dimensione, Rosmini dà – dopo il voto proporzionato all’imposta – il suo secondo correttivo nei confronti della costituzione francese .[142] La democrazia allora è fondata eticamente a quel livello dove si trova l’uomo, la sua essenza e la sua dignità. Essa è riconnessa alla dignità umana, che – come già accennato – non si realizza soltanto a-strattamente ma in relazionalità: anche nella società teocratica e in quella domestica. Allora, da questa impostazione di Rosmini segue che proprio in queste due istituzioni, la Chiesa e la famiglia, la demo-crazia deve essere realizzata in modo piuttosto esemplare . [143]
Ciò significa che gli elementi di dominio e di signoria, quindi, non si devono trovare in essi. Ecco perché Rosmini sottolinea che il messaggio centrale del Cristianesimo, il suo immagine di uomo in libertà e giustizia, si realizza soprattutto attraverso le famiglie –[144] e la Chiesa viene anche definita la «società famigliare nell’ordine soprannaturale» . [145] Anche attraverso questa considerazione si nota come per Rosmini la democrazia, nella sua forma etica, si rifà all’individuo – che non si realizza solo individualisticamente bensì nella relazione fondamentale “famigliare” in senso naturale e soprannaturale – e si deve giustificare a partire da esso.
In questo senso, si può interpretare il Tribunale politico anche nella chiave di essere la realizzazione del farsi storia, ossia dell’incisività dell’immagine cristiana dell’uomo sulla società e sulla sua costituzione: «il Tribunale politico è una sorta di secolarizzazione costituzionale della teoria dell’incivilmento ad ope-ra del Cristianesimo» .[146] E siccome, all’interno della sistematica rosminiana, nella religione avviene la integrazione della ragione universale, Rosmini colloca il luogo per l’elezione del Tribunale politico nelle parrocchie: «[l]a giustizia è affine alla Religione, che ne costituisce la sanzione suprema. Convien dunque che queste elezioni vengano compiute sotto la tutela della Religione» . [147] Analizzando questo passaggio della Costituzione secondo la giustizia sociale, Nicoletti rileva che esso è stato aggiunto e che non fece parte dell’originale del ’48. Da ciò si può concludere che in queste righe si esprimono le riflessioni e le esperienze di Rosmini dopo gli avvenimenti di quegli anni : [148] dalla quale risulta che urge nella società rilevare il bisogno di un concetto forte di libertà, fondata sulla trascendenza, per poter reggere i grandi sconvolgimenti della società che ancora non erano passati ma le cui sfide perdurano fino ad oggi. E, rifacendoci alle analisi iniziali di questa nostra indagine, possiamo rilevare che mentre in Kant la categoria della secolarizzazione costituzionale del Cristianesimo è il «regno dei fini» trascendentale – il significato noumenale, “invisibile” della giustizia «eterna» come dice Rosmini –, nel realismo politico di Rosmini, «essenzialmente democratico» (Cotta), questa dimensione si concretizza in un’istituzione reale della Costituzione secondo la giustizia sociale e proprio in questa dimensione sta il plusvalore de-mocratico di Rosmini rispetto a Kant, senza sfociare in una «assoluta democrazia» rousseauviana.[149] Se nella concezione rosminiana ci si può individuare un elemento che a livello sociale può essere crite-rio della pretesa della piena e “perfetta” realizzazione del quadro costituzionale, ciò non si trova al lato esterno della società, ma è il diritto nella sua essenza. Chi si arroga di poterlo perfezionare nella sua modalità o di realizzare lo Stato perfetto, cade nel perfettismo, come è stato già rilevato. Secondo Ro-smini, il tribunale è la prima e più affidabile istanza proprio contro quel dispotismo che può derivare dalla democrazia e che nel versante del terzo potere viene chiamato da Rosmini «dispotismo legale» .[150] Per assicurare la sua funzione per la società – essere fondativa della democazia –, il Tribunale politico come organo di controllo non deve agire con la stessa forza esecutiva della politica, ma dispone della forza morale, che giuridicamente si impone. Qui diventa palese, che il Tribunale politico è, nei rispetti della sovranità politica, autorità. La politica può spazzarlo via con la sua forza. Ma infatti, la sua forza non è quella fisica, ma l’autorità morale del diritto, oppure, a livello etico-sociale, l’autorità della dignità della persona. Solo in questa dimensione si perfeziona la visione istituzionale della società e della de-mocrazia in Rosmini.

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