Il problema della democrazia in Antonio Rosmini
di Markus Krienke
(Facoltà di Teologia di Lugano)

103 Cfr. Liermann, Rosminis politische Philosophie, 427.
104 Rosmini solleva, nella Filosofia della politica, il problema che il metodo democratico non può assicurare che sono sempre i «più intelligenti» ad occuparsi delle questioni politiche, in quanto la democrazia prescinde dalle differenze naturali e parte dal presupposto che «tutte le intelligenze sono uguali». In questo modo, così Rosmini, questo sistema politico si rende in-cline alla demagogia; cfr. FP 347, nota 136 (II, III, 17).
105 Rosmini, Della naturale costituzione, 669, nota 4.
106 Muscolino, Genesi, 111, nota 71.
107 «Il socialismo ed il comunismo è conseguenza logica del voto universale ed uguale nell’elezione de‘ deuptati. Poiché se questo diritto elettorale è giusto, è giusto alresì che chi non ha nulla od ha poco metta la mano nella borsa di chi ha molto e disponga di ciò che vi trova a suo pieno arbitrio senza controllo o riscontro di sorta. Se questo è giusto, è giusto altresì che si pareggino tutte le proprietà togliendole dove ve ne ha più e mettendole dove ve ne ha meno: è giusta qualunque dispo-sizione vogliano fare i minimi püroprietarii e i proletarii delle ricchezze de’ cittadini più doviziosi di loro. Questo è in sostan-za il socialismo ed il comunismo» (Rosmini, La costituzione, 113s.).
108 Muscolino, Genesi, 117, n. 90.
109 «E’ chiaro pertanto che il Rosmini non vuole affatto sottoscrivere a quella forma di democrazia che porta al comunismo; dare un ugual voto elettorale a tutti, equivale a dare il potere legislativo in mano ai nullatenenti, e ciò non altro significa che, lasciando da parte i molti pretesti che si oppongono, togliere le proprietà a quelli che le hanno facendo in modo che passino in virtù di un artificioso organismo delle società nelle mani di coloro che non le hanno» (Brunello, La filosofia politi-ca, 147; cfr. 167).
110 Muscolino, Genesi, 112.
111 Rosmini, Epistolario completo, X, 336.
112 Muscolino, Genesi, 113.
113 Rosmini, La costituzione, 194, nota 61.
114 Piovani, Rosmini e il socialismo risorgimentale, 87.
115 D’Addio, Libertà, 209.
116 A. Rosmini, Progetti di costituzione. Saggi editi ed inediti sullo Stato, a c. di C. Gray (Ediz. Naz., 24), Milano 1952, 124.
117 Infatti Rosmini definisce il partito «un certo numero di uomini, che s’associano espressamente o tacitamente per influire con forze unite sulla società civile e farla servire al proprio vantaggio» (FP 236).
118 Cfr. M. Minghetti, I partiti politici e la ingerenza loro nella giustizia e nell’amministrazione, Napoli 1881.
119 Da qui anche le posizione reazionarie e restaurative della politica giovanile di Rosmini.
120 Cfr. Liermann, Rosminis politiche Philosophie, 347.
121 Come sottolinea Buscemi, in questo sta l’unica critica di Rosmini a Tocqueville; cfr. M. Buscemi, Rosmini e Tocqueville. Le ragioni cristiane del liberalismo, Palermo 2004, 92.
121 Rosmini, Della naturale costituzione, 689. In questo modo, il popolo pagherebbe il dazio per la sua coscienza ancora poco sviluppata, di che cosa significa l’istaurare la «libertà» evitando l’«assolutismo del governo» (ibid. 688-690).
123 Rosmini, La costituzione, 53.
124 Cfr. D’Addio, Introduzione, 23s.
124 Rosmini, Il Comunismo, 94.
126 Rosmini descrive come nella democrazia se «le masse corrotte non cessano d’eludere le leggi, e di sforzare il governo a certe disposizioni irregolari, eccessive, e producesti uno stato penoso, arbitrario e in nessun modo durevole» per cui «le stesse masse corrotte […] devono spingere direttamente lo stato alla sua ultima rovina, riversando quanto esse hanno di vizi, d’ignoranza e di brutali istinti nelle stesse leggi e pubbliche disposizioni», mentre in forme non democratiche «le masse escluse dal potere non influiscono direttamente, ma solo indirettamente colla loro passività e invincibile resistenza» (FP 301).
127 Rosmini, Della naturale costituzione, 687.
128 Cotta, I limiti, 422.
129 Per l’importanza fondativa della dimensione trascendente della persona per le istituzioni della società moderna, basata su diritto e libertà, cfr. M. Krienke, Giustizia sociale e carità. Il liberalismo della Caritas in veritate, in: Rivista Teologica di Luga-no 15 (2010) 27-52 (anche su internet all’indirizzo www.cattedrarosmini.org).
130 FP 162. Rosmini aggiunge: «se non nel caso che tutti abbiano compromesse in essa con patto espresso le proprie ragioni, e che cosí sia stata eletta unanimemente per giudice. In caso contrario, la maggioranza non è giudice» (ibid.).
131 Rosmini, La costituzione, 233.
132 «La suprema Corte di giustizia politica ha un numero di giudici pari a quello di una Camera: sono nominati dal popolo con voto universale ed uguale fra gli eleggibili alle Camere che abbiano almeno 40 anni compiuti. Ogni dieci anni sarà con-sultato il popolo se vuole rinnovare l’elezione. Il potere legislativo può consultarlo anche prima di dieci anni facendo prece-dere un decreto in forma di legge» (Rosmini, La costituzione, 234). Mentre in Della naturale costituzione Rosmini prevedeva ancora «un numero di membri pari alla metà dei membri di una Camera» (id., Della naturale costituzione, 692), allora nella Costituzione Rosmini ha realizzato anche numericamente l’idea che il Tribunale politico non è di secondo rango nella conce-zione dello Stato, ma che il suo peso fondamental-democratico, giuridico, è pari a quello del parlamento. Concretamente, sono previste due istanze di Tribunali politici e la suprema Corte di giustizia come terza istanza che interviene se le due prime istanze sono difformi.
133 FP 162.
134 Infatti, «[s]e la maggioranza avesse il torto, e la minoranza avesse la ragione, il legittimo uso della forza, secondo il diritto sociale, appartiene a quest’ultima» (FP 163).
135 Cfr. in merito H. Arendt, Che cos’è l’autorità?, in: ead., Tra passato e futuro, introduzione di A. Dal Lago, Milano 19992, 130-192, qui 168s.
136 Cfr. Rosmini, Della naturale costituzione, 301s.
137 FP 168.
138 Traniello, Società religiosa, 122.
139 FD II, 1803.
140 FD II, 2673. Cfr. la determinazione della “sacralità” di questo Tribunale con le analoghe venerazioni per il “diritto” da parte di Kante e di Hegel (cfr. I. Kant, Vorlesungen über Moralphilosophie, II, 460 [Akademie-Ausgabe, XXVII, 415]; G. W. F. Hegel, Li-neamenti di filosofia del diritto, § 30). Solo che per quest’ultimi il diritto stesso ha l’aurea del sacro, mentre Rosmini non si spinge mai fino a questa affermazione, ma ricollega la giustizia personalisticamente. In questo senso, essa può essere rea-lizzata solo tramite persone e tramite un tribunale.
141 Rosmini, Della naturale costituzione, 331s.
142 Muratore giudica: «Si trattava di due correzioni assolutamente nuove e originali, che – se accettate – avrebbero compor-tato una radicale trasformazione, meglio ancora un’autentica rivoluzione di tutte le carte costituzionali cui allora ci si anda-va assuefacendo» (U. Muratore, Presentazione, in: Rosmini, Scritti politici, 5-17, qui 7).
143 Cfr. Liermann, Rosminis politische Philosophie, 350.
144 FD IV, 854 (II, 496); IV, 1181-1185 (II, 1554-1559).
145 FD IV, 985 (II, 966); nell’originale in maiuscolette.
146 Muscolino, Genesi, 133; cfr. M. Nicoletti, Genesi e sviluppo dell’idea di un “Tribunale politico”, in: Beschin/Valle/Zucal (edd.), Il pensiero di Antonio Rosmini, 499-510, qui 505.
147 Rosmini, La costituzione, 228.
148 Nicoletti, Genesi e sviluppo, 504.
149 Rosmini, Della naturale costituzione, 686.
150 D’Addio, Libertà, 202.
151 Zolo, Il personalismo, 254.
152 Rosmini, Della naturale costituzione, 321.
153 Per questa risposta a Zolo, e per ulteriori considerazioni in merito, cfr. Muscolino, Genesi, 136-139.
154 A. Rosmini, La Costituente del Regno dell’Alta Italia, in: id. Scritti politici, 271-328, qui 299-302.
155 Rosmini, La Costituente, 301s.
156 Rosmini, Della naturale costituzione, 674.
157 Rosmini, La costituzione, 50.
158 «I due vizi radicali dunque delle Costituzioni di tipo francese sono: 1º che non è guarentita in esse la giustizia politica; 2º che non sono favorite egualmente tutte le proprietà» (Rosmini, La costituzione, 51).
159 Infatti, Rosmini insiste molto su questa precisazione: Niuno certo più di noi amico della libera concorrenza a tutti i beni, purché non si fraintenda questo vocabolo, a dir vero indeterminato ed equivoco di concorrenza. Non siamo mica noi amici di quella concorrenza che si erige ad unico fonte e principio di giustizia: siamo amici solamente di quella, che invece di es-ser causa della giustizia, non è che un effetto di essa, l’effetto di una giustizia che precede al diritto di concorrenza, e prece-dendo lo determina” (FP 444 [II, IV, 20]). “il massimo antagomismo [è il] mezzo indispensabile alla massioma loro perfezio-ne” (A. Rosmini, Teodicea, a c. di U. Muratore [Ed. Crit., 22], Roma-Stresa 1977, 725, 730).
160 «L’uso della forza, in generale parlando, non appartiene né alla società tutta intera, né alla maggioranza de’ sozî, né alla minoranza, né a’ singoli sozî: l’uso della forza non appartiene se non a quella parte dalla quale sta la giustizia. Se la maggio-ranza avesse il torto, e la minoranza avesse ragione, il legittimo uso della forza, secondo il diritto sociale, appartiene a quest’ultima. Potrebbe aversi un solo membro contro tutti gli altri: se tutti gli altri insieme si fossero uniti per far torto ed ingiustizia a quel solo, l’uso della forza apparterebbe a questo contro tutti» (FP 163 [II, I, 9]).
161 «Se la filosofia politica odierna, almeno in alcuni dei suoi filoni più rappresentativi, riprende coscienza dell’imprescindibile dimensione onto-teleologica della politica, si può ritenere che i tempi siano ormai maturi anche per una riscoperta della filosofia rosminiana della politica», e perciò Rosmini sarebbe «estremamente pertinente al dibattito at-tuale e perciò meritevole di una rinnovata attenzione» (E. Botto, Ripensare la politica. La prospettiva rosminiana e il dibattito contemporaneo, in: E. Butturini / G. Canteri [edd.], Le ali del pensiero: Rosmini e oltre. Le sfide della modernità, Verona 2009, 111-122, qui 117).
162 R. Dworkin, I diritti presi sul serio, tr. it. di F. Oriana, Bologna 1982, 292.
163 E. Guccione, Politica e diritto tra fede e ragione. Problematiche del 19. e 20. secolo, Torino 2001, 58s.
164 «Non lo si ripete mai troppo: non c’è niente di più fecondo di meravigliosi risultati dell’arte di essere libero: ma non c’è niente di più duro del tirocinio alla libertà» (A. de Tocqueville, in: id., Scritti politici di Alexis de Tocqueville, II, a c. di N. Matteuci, Torino 1968, 285).
165 Buscemi, di cui abbiamo desunto la citazione di Tocqueville, giudica proprio su questa base per la concezione rosminia-na di “democrazia”: «Alla democrazia anche Rosmini non chiude innanzi le porte, ma sembra indicarle un miglior futuro, se-gnalando la via morale e costituzionale da lui conosciuta. In certo qual modo se ne può parlare come di una adesione impli-cita, né urlata né affrettata, ma svolta secondo un passo speculativo propenso a cercare percorsi sicuri, sì da non smarrire, con la libertà, l’uomo che ne è il custode e i fini di bene comune e di giustizia sociale che dal “politico associamento” posso-no trarsi» (Buscemi, Rosmini e Tocqueville, 119s.).
166 S. Cotta, La teoresi politica della “Filosofia della Politica”, in: P. Pellegrino (ed.), Rosmini e la Storia, Stresa-Milazzo 1986, 159-188, qui 170.
167 Congregazione per la Dottrina della Fede, La partecipazione dei cattolici alla vita politica, n. 3.
168 Paradigmatico per questa intuizione di ripensare la società a partire dai suoi fondamenti, e di non strumentalizzare il pensiero per le aspettative del tempo o per la giustificazione di strutture esistenti, è la seguente affermazione in cui Rosmini critica quei pensatori a lui contemporanei che «si limitarono ancora a considerare il fatto della società civile quale esiste nel-la nostra Europa, sperando di rinvenirne facilmente le cagioni e le origini in una ipotesi dell’immaginazion filosofica» (FD V, 1341s. [II, 1956]).

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