Il problema della democrazia in Antonio Rosmini
di Markus Krienke
(Facoltà di Teologia di Lugano)

51 Cfr. M. D’Addio, Politica e diritto in Antonio Rosmini, in: G. Beschin / A. Valle / S. Zucal (edd.), Il pensiero di Antonio Rosmini a due secoli della nascita, 2 voll. (Bibliotheca Rosminiana, 11), Brescia 1999, qui 437.
52 Goisis evidenzia che «Rosmini sottolinea come ci sia una certa finzione astrattiva nel riferirsi a concetti collettivi senza un’anima personale» (G. Goisis, Il pensiero politico di Antonio Rosmini e altri saggi fra critica ed Evangelo, San Pietro in Cariano 2009, 57s.).
53 A. Rosmini, Il Comunismo ed il Socialismo, in: id., Opuscoli politici, a c. di G. Marconi (Ediz. Crit., 37), Roma-Stresa 1978, 81-121, qui 99.
54 FP 157 (II, I, 9).
55 FP 158 (II, I, 9).
56 FD V, 1257 (II, 1742).
57 «Né questa ubbidienza è una servitù; perocché non si tratta di ubbidire all’arbitrio di un uomo, ma di sottomettersi all’ordine sociale che viene stabilito dall’amministrazione della società; e questa sottomissione non è a pro’ d’altri, ma de’ sozi medesimi, i quali sono fine, e non mezzi, come sarebbe rose ubbidissero per titolo di servitù. Tanto è lungi adunque che l’ubbidire all’amministratore della società sia un rendersi mezzo, che anzi niun sozio può esser fine se non a condizione di essere ubbidiente» (FP 160 [II, I, 9]).
58 FD I, 190 (I, 43).
59 Cfr. Rosmini, La Costituzione, 233.
60 D’Addio sottolinea che secondo Rosmini lo Stato non è per niente «ridotto a una grande società o azienda commerciale: Rosmini non ha una concezione utilitaristica o economicistica dello Stato e tanto meno della politica. Lo Stato è titolare del-la “sovranità”, cioè della ragione, della volontà e della forza con le quali si definiscono, si dichiarano e si fanno valere le mo-dalità del diritto: la sua “essenza” consiste proprio nel riconoscere, nel dichiarare il diritto, formulandone le modalità e ren-dendole obbligatorie per tutti gli associati, secondo il principio e la comune esigenza della giustizia» (D’Addio, Libertà, 287).
61 A. Rosmini, Della naturale costituzione della società civile, Rovereto 1887 (un Frammento, datato del 1848, di questo scritto pubblicato postumo, è stato pubblicato da S. Cotta in: A. Rosmini, Filosofia della politica, a c. di S. Cotta, Milano 185, 661-696; fin quando possibile, viene citata da questa edizione), 65.
62 FD VI, 1603 (II, 2661). D’Addio, nelle sue analisi molteplici e approfonditissime, interpreta questa separazione rosminiana ancora nella linea del principio di Montesquieu, mentre opterei per un’interpretazione più discontinua: mentre per la divi-sione dei poteri, non solo tra quello amministrativo e quello legislativo, ma anche di quello giudiziario rispetto ad essi, Ro-smini riprende senz’altro Montesquieu, lo realizza quando si tratta della separazione-distinzione tra potere giudiziale e amministrativo o legislativo rispettivamente.
63 Rosmini, Della naturale costituzione, 671. Tocqueville aveva formulato: «Per me, quando sento la mano del potere appe-santirsi sulla mia fronte, poco m’importa di sapere chi mi opprime, e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge».
64 FP 171s. (II, I, 11).
65 FD V, 1226 (II, 1657).
66 Nella sua interpretazione del pensiero politico-giuridico rosminiano, Piovani definisce lo Stato benefattore «più pericolo-so, per l’individuo, dello Stato oppressore: la malizia del dispotismo sociale può essere all’individuo più dannosa della vio-lenza del dispotismo regio dell’antico regime» (Piovani, La teodicea sociale, 149).
67 Rosmini, Della naturale costituzione, 670.
68 Rosmini, Sul Comunismo.
69 Piovani, La teodicea sociale, 321.
70 A. Rosmini, Epistolario completo di Antonio Rosmini Serbati prete roveretano, Casale Monferrato 1888-1892, XII, 110.
71 FD I, 159.
72 G. Solari, Studi Rosminiani, a c. di P. Piovani, Milano 1957, 178.
73 «Indi, se noi consideriamo la persona sola, senza aggiungervi null’altro, ella non ci può strettamente fornire il concetto di proprietà, attesa la semplicità sua, ma solo ci può fornire il concetto di libertà. […] Dal che parimenti s’intenderà meglio, come il principio supremo de’ diritti fu da noi posto nella persona o sia nella libertà personale; là dove quando cercammo il diritto della derivazione e determinazione de’ diritti, ricorremmo al concetto della proprietà» (FD 194 [I, 64s.]).
74 D’Addio, Libertà, 148.
75 «Rosmini, in sostanza, accoglie la tesi di Montesquieu che la proprietà privata è la “pietra angolare” delle libertà politiche e civili, in quanto conferisce al suo titolare un potere reale di disporre in un determinato ambito, definito e garantito dalle leggi e dai tribunali, e con ciò stesso limita il potere del sovrano, che non può “perseguire” il suddito nella sfera della sua proprietà, se non con una procedura complessa e lunga» (D’Addio, Libertà, 207).
76 FP 104s. (II, I, 14); nell’originale parzialmente in maiuscolette; cfr. in questo merito S. Muscolino, Persona e mercato. I libera-lismi di Rosmini e Hayek a confronto (La Rosminiana, 2), Soveria Mannelli 2010.
77 Rosmini, La costituzione, 50.
78 FD VI, 1482 (II, 2306).
79 Cfr. FD V, 1371, 1414s. (II, 2023, 2121).
80 D’Addio, Libertà, 162. D’Addio ricorda come questo principio non è soltanto un principio del pensiero politico rosminiano, ma anche della sua Teodicea dove egli lo giustifica nella prospettiva della provvidenza divina che non realizza il bene senza basarlo sulla libertà dell’uomo. Solo così l’uomo è riconosciuto come “immagine di Dio” e come “provvidenza a se stesso”; cfr. anche M. Krienke, Postfazione. Rosmini: persona, libertà e legge del “minimo mezzo”, in: Muscolino, Persona e mercato, 109-126.
81 Per i tratti fondamentali del confronto di Rosmini con i Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel cfr. M. Krienke, Famiglia e sussidiarietà. Un confronto tra la Filosofia del diritto di Rosmini e le Grundlinien der Philosophie des Rechts di Hegel (di pros-sima pubblicazione).
82 Rosmini interpreta, in questo senso, i partiti come elementi atti a disturbare il processo dinamico democratico: «[c]oniossiaché i partiti sono formati da uomini che non si prefiggono nel loro operare né quello che è giusto, né quello che è moralmente onesto e virtuoso: altramente essi non si direbbero appartenere ad un partito, ma al novero de’ probi cittadi-ni, il cui partito, se cosí potesse chiamarsi, non è che la società stessa tutta intera» (FP 231 [II, I, 15]).
83 Cfr. A. Rosmini, Antropologia in servizio della scienza morale, a c. di F. Evain (Ediz. Crit., 24), Stresa-Roma 1981, 689.
84 Rosmini, La costituzione, 105.
85 Rosmini, La costituzione, 122. E prosegue: «Noi l’abbiamo già detto, la legge fondata sull’ugualianza costitutiva, come è quella del diritto elettorale uguale, distrugge l’uguaglianza giuridica; il che è quanto dire distrugge la giustizia» (ibid. 122s.).
86 Cfr. Rosmini, Della naturale costituzione, 88. Traniello sottolinea l’importanza di aver presente questa differenziazione quando si parla del problema della “rappresentanza” in Rosmini: «Appunto sulla distinzione tra diritto e sua “modalità” si regge il principio rosminiano della “rappresentanza”, che, come si è detto, costituisce la regola della società civile» (Traniel-lo, Società religiosa, 110).
87 Rosmini, Della naturale costituzione, 88.
88 Rosmini, La costituzione, 104. Concretamente, Rosmini concepisce due camere che si distinguano per l’elettorato: la «pri-ma Camera viene eletta dai proprietari maggiori; la seconda dai proprietari minori» (Rosmini, La costituzione, 57).
89 B. Brunello, La filosofia politica di Antonio Rosmini, Città di Castello 1932, 134.
90 Cfr. M. D’Addio, Introduzione, in: Rosmini, Scritti politici, 19-42, qui 31.
91 Traniello, Società religiosa, 111.
92 Brunello, La filosofia politica, 152; cfr. D. Zolo, Il personalismo rosminiano. Studio sul pensiero politico di Rosmini, Brescia 1963, 263, nota 75; cfr. in modo relativizzante e critico nei confronti di quest’ultimo Muscolino, Genesi, 136.
93 S. Cotta, I limiti della politica, Bologna 2002, 421.
94 Rosmini, Le Principali Questioni, 215.
95 Cfr. FP 398 (II, IV, 10).
96 Rosmini, Della naturale costituzione, 669, nota 4. E nella stessa opera Rosmini afferma: «questa persuasione che sembra sottomettere la giustizia all’utilità, e rendere quella amabile per amore di questa, è una nuova prova, che l’umanità nella sua generalità si va migliorando, e che diventa più suscettibile dei sentimenti morali» (ibid. 685).
97 Cfr. Summa theologiae, II/II 66.
98 Secondo Rosmini, la tassazione dei consumi va soprattutto a svantaggio delle famiglie (cfr. Rosmini, La costituzione, 127). E se lo Stato volesse tassare il consumo di lusso, così il ragionamento di Rosmini, perché lo ritiene un minaccio alla moralità, allora egli deve anche segnalarlo come tale – e quindi multarlo – anziché nascondere questo atteggiamento chiamandolo “tassa” (cfr. ibid. 129).
99 I salari medio-bassi non sono tassati non per un provvedimento specifico ma come risultato dal sistema generale rosmi-niano: essendo eliminate le tasse dirette e quelle sui consumi, e non essendo tassato lo stipendio minimo.
100 Cfr. G. Bonafede, Il dialogo, Palermo 1967, 96.
101 Mucolino colloca la differenza della considerazione della democrazia in entrambi i pensatori cristiano-liberali nella loro esperienza diversa della realtà politica, rispettivamente in America e in Europa: «Il giudizio positivo sulla democrazia [in Tocquevolle] deriva ovviamente dall’avere Tocqueville conosciuto profondamente la democrazia americana, esperienza, invece, preclusa a Rosmini. Questa circostanza può spiegare il differente modo di intendere il rapporto democrazia-socialismo tra i due pensatori» (Muscolino, Genesi, 116s., nota 88).
102 FD III, 789s., nota 1 (II, 274, nota).

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