Il problema della democrazia in Antonio Rosmini
di Markus Krienke
(Facoltà di Teologia di Lugano)

_______________________________________________________________________________

1 A. Rosmini, La costituzione secondo la giustizia sociale, in: id., Scritti politici, a c. di U. Muratore, Stresa 1997, 43-249, qui 126.
2 “Fondazione”, in questo senso, significa trovare la giustificazione etica delle istituzioni politiche in modo universale e ne-cessario. Mentre la metafisica pre-moderna non conosceva il problema fondazionistico perché pensava la società a partire da una comprensione di essere che manifestava un complesso di senso e di significato, il problema nasce nella modernità quando il soggetto, attraverso il dubbio metodico, cerca quel criterio davanti al quale le istituzioni si devono giustificare. Questo criterio, in quanto scoperto dalla ragione e non dalla fede, aveva perciò le dimensioni di universalità e di necessità. In campo etico e politico tale istanza si trova collocata nella persona in quanto soggetto.
3 «Sembra insomma che nel mondo post-comunista, dove non ci sono effettivi rivali per la democrazia liberale, si ripropon-ga esattamente il problema del fondamento della legittimità liberale e democratica e che, proprio quando ogni alternativa plausibile e praticabile appare venuta meno, venga sfidata la sua pretesa universalistica di essere la miglior forma politica finora prodotta dalla storia umana» (A.E. Galeotti, La politica del rispetto. I fondamenti etici della democrazia, Roma-Bari 2010, 8).
4 Cfr. A. Rosmini, La costituzione, 47.
5 Cfr. M. D’Addio, Libertà e appagamento. Politica e dinamica sociale in Rosmini, Roma 2000.
6 Cfr. F. Traniello, Società religiosa e società civile in Rosmini (Bibliotheca Rosminiana, 8), Brescia 1997.
7 Cfr. M. Nicoletti, L’idea di libertà e le sue garanzie nel costituzionalismo rosminiano, in: A. Autiero / A. Genovese (edd.), Anto-nio Rosmini e l’idea di libertà, Bologna 2001, 171-203.
8 Cfr. C. Liermann, Rosminis politiche Philosophie der zivilen Gesellschaft (Rechts- und Staatswissenschatliche Veröffentlichun-gen der Görres-Gesellschaft, N. F., 108), Paderborn et al. 2004.
9 Cfr. S. Muscolino, Genesi e sviluppo del costituzionalismo rosminiano (Bibliotheca, 32), Palermo 2006.
10 Cfr. F. Mercadante, Il regolamento della modalità dei diritti. Contenuto e limiti della funzione sociale secondo Rosmini, Milano 1981.
11 Cfr. P. Piovani, La teodicea sociale di Rosmini, premessa di F. Tessitore, postfazione di G. Cantillo (Bibliotheca Rosminiana, 6), Brescia 1997.
12 Cfr. P. Armellini, Rosmini politico e la storiografia del Novecento, Roma 2008.
13 Cfr. E. Botto, Modernità in Questione. Studi su Rosmini, Milano 1999.
14 A. Rosmini, Filosofia del diritto, a c. di R. Orecchia (Ediz. Naz., 35-40), Padova 1967-1969 (d’ora in poi: FD), IV, 1231 (II, 1668).
15 FD II, 725 (II, 34).
16 A. Rosmini, Filosofia della politica, a c. di M. D’Addio (Ediz. Crit., 33), Stresa-Roma 1997 (d’ora in poi: FP), 155 (II, I, 7); cfr. id., Compendio di etica e breve storia di essa, a c. di M. Manganelli (Ediz. Crit., 29), Roma-Stresa 1998, 451.
17 FD V, 1208 (II, 1595). «Daremo adunque il nome di Stato alle società civili tali quali esistono in fatto con tutti quegli ele-menti signorili, che più o meno ritengono nella loro costituzione» (ibid. V, 1208 [II, 1597]). Come esempi di società caratte-rizzate dal solo elemento sociale, Rosmini apporta la Svizzera e San Marino, storicamente rimanda all’Impero Romano. Infat-ti, «l’elemento signorile che s’intromise nella società romana, non distrusse mai del tutto l’elemento sociale, la società» (FP 241, nota 2 [II, III]).
18 FD IV, 1209 (II, 1598).
19 FP 135 (II, I, 2).
20 Traniello dimostra come affermazioni del giovane Rosmini che tendenzialmente identificava la persona individuale nel suo stato civile con la società, dopo la distinzione tra “lato interiore” ed “esteriore” ossia tra società “interna” ed “esterna”, rimane applicabile soltanto alla prima delle due (cfr. Traniello, Società religiosa, 96s.).
21 Traniello, Società religiosa, 97; egli utilizza qui le parole dello stesso Rosmini da FP 178 (II, I, 13).
22 FP 131 (II, I, 2).
23 FP 190 (II, II, 1); cfr. 239 (II, III); FD V, 1249 (II, 1733).
24 Cfr. FP 178-188 (II, I, 13s.).
25 Evidentemente, come sarà ancora specificato, questa differenziazione non è netta ma segnala piuttosto due aspetti – quello istituzionale e quello antropologico – dello stesso argomento. Pare che Rosmini abbia specificato meglio questa di-stinzione solo dopo aver composto la Filosofia della politica, in quanto in essa i due binomi costituiscono ancora dei sinoni-mi; cfr. ad es. FP 178 (II, I, 13).
26 FP 206 (II, II, 6).
27 FP 239 (II, III).
28 I. Kant, La metafisica dei costumi, a c. di G. Vidari, Roma-Bari 20069, 34s.
29 «Convien dunque dire, volendo parlare esattamente, che “la persona dell’uomo è il diritto umano sussistente”: quindi an-co l’essenza del diritto» (FD I, 191 [I, 49]).
30 M. D’Addio, Libertà, 86; corsivo M. K.
31 FD V, 1214 (II, 1612).
32 FD V, 1214 (II, 1613).
33 FD V, 1214s. (II, 1615); cfr. V, 1215 (II, 1616); V, 1223 (II, 1643).
34 FD V, 1206 (II, 1589). «Ogni Governo sociale, grande o piccolo, non è istituito se non per supplire a ciò che non possono fa-re e non fanno le famiglie e gli individui, che compongono la società a cui presiede. Non ha dunque né il diritto né l’ufficio di impedire l’attività dei governati, ma di supplire a quello a cui essa non può giungere e di regolarla affinché non nascano collisioni e danni. Deriva da ciò che i Governi devono lasciare illesi e proteggere tutti que’ diritti che sono per loro natura anteriori ad essi» (A. Rosmini, Le Principali Questioni politico-religiose della giornata brevemente risolte, in: id., Opuscoli politici, a c. di G. Marconi [Ediz. Crit., 37], Roma 1978, 123-244, qui 217).
35 FP 182 (II, I, 14). Al di là della differenza osservata – l’utilizzo del binomio interno/esterno nella Filosofia del diritto ed inte-riore/esteriore nella Filosofia della politica – in questo passaggio si vede che Rosmini spesso usa entrambi i binomi come si-nonimi e de facto in ambedue le opere. Evidentemente i due binomi non segnano due ambiti separabili l’uno dall’altro bensì due aspetti – quello antropologico e quello istituzionale – dello stesso argomento etico-politico: che il «fine remoto» della società è il fine della persona e che il «fine prossimo» della società è indirizzato a quello.
36 FD II, 129 (II, 747s.).
37 Cfr. il commento di D’Addio, in: FP 124, nota 3.
38 FP 168 (II, I, 11).
39 J. Dewey, Democrazia e educazione [1916], Milano 2004, 95s.
40 «[L]’azione di tutte altissima e vastissima, l’azione che appartiene propriamente alla persona dell’uomo, è quella che pro-cede dalla libertà umana. […] L’uomo con l’atto libero esce dal circolo di se stesso soggetto, diventa arbitro fra tutto ciò che è soggettivo, e tutto il resto dell’essere quanto ve n’ha, il che è quanto dire, diventa arbitro fra il finito e l’infinito, fra sé e Dio. […] Anzi può dirsi di più, che questo solo principio di azione, la libertà, formi tutta la potenza e l’attività dell’uomo; pe-rocché in esso solo, per dirlo nuovamente, sta il vero agire della persona» (FP 384s. [II, IV, 6]).
41 Traniello, Società religiosa, 93; cfr. anche E. Botto, Rosmini interprete della Rivoluzione Francese e di Rousseau, in: Rivista di Fi-losofia neo-scolastica 81 (1989) 559-575, qui 570.
42 È proprio con la politica milanese che egli lascia il livello di riflessione restaurativo della sua politica roveretana.
43 «La ragione di tutti gli avvenimenti sociali si trova nell’uomo, elemento della società» (FP 452 [II, IV, 21]; cfr. FD I, 46).
44 Cfr. F. Traniello, Einführende Bemerkungen zu Antonio Rosminis Philosophie der Politik, in: A. Rosmini, Philosophie der Politik, tr. ted. da Christiane Liermann, Innsbruck-Wien 1999, 19-34, qui 24.
45 FD V, 1419 (II, 2130).
46 FP 219s. (II, II, 13).
47 Liermann, Rosminis politische Philosophie, 331.
48 FP 190-202 (II, II, 1-4).
49 Cfr. FD IV, 1276s., 1293 (II, 1788, 1833).
50 «Dove è passione, ivi è confusione d’idee. Il movimento del 1789 fu movimento d’irritazione: non era la civil società che tranquillamente movesse al suo progresso; ma la società civile entrata in furore contro la società famigliare e signorile: le idee dovevano dunque essere e furono orribilmente confuse. Dopo la sanguinosa sperienza, dopo tanta discussione di principj esausta, si può dire, per quella età; noi possiamo ora portarne tranquillo giudizio; ed accordiamo senza pericolo, che dentro all’abisso della malignità, s’agitava per sbucciare un germe buono e salutare» (FD V, 1401 [II, 2088]). Nelle Cinque Piaghe, questa valutazione è rovesciata: aspetto principale la valutazione positiva della riforma che spazzava via gli «abusi universalmente invalsi e inveterati», anche se sono da rammaricare grandi sacrifici (A. Rosmini, La cinque piaghe della Santa Chiesa, a c. di A. Valle [Ediz. Crit., 56], Roma-Stresa 19982, 102). Anche responsabilità della Chiesa che questo evento produs-se così tanti sacrifici ( FD V, 1401 [II, 2089]).

Pages 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13